Strumenti di lavoro

La calzamaglia. E’ nera, con una sola apertura per gli occhi, aderisce perfettamente al corpo e al viso di Diabolik. La calzamaglia è una prerogativa del nostro protagonista, che la indossa quando fa i colpi, in genere di notte, per mimetizzarsi nelle tenebre. L’albo GLI ANNI PERDUTI NEL SANGUE (Il Grande Diabolik - aprile 2006) ha svelato l’origine e il significato di una tale tenuta. L’abbigliamento “da lavoro” di Eva, invece, consiste in un semplice paio di pantaloni neri e un dolce vita dello stesso colore.

La Jaguar. Diabolik possiede una (anzi, molte) Jaguar E-type anni ‘60, rigorosamente nera. Elabora personalmente la propria auto e provvede a dotarla dei più ingegnosi trucchi, indispensabili al momento della fuga. Quasi tutte le auto di Diabolik sono blindate, e, abbastanza spesso, gli pneumatici delle sue ruote sono di gomma piena. Il che equivale a dire che la maggior parte delle volte i proiettili dei poliziotti inseguitori rimbalzano sulla carrozzeria, e il vecchio sistema dei chiodi sulla strada non riesce a fermarlo, come Ginko sa fin troppo bene. Capita che qualche lettore scriva alla diabolika redazione chiedendo – e chiedendosi – come sia possibile che un’auto datata 1961 possa competere e vincere contro modelli più recenti. La risposta è rituale: è ovvio che un genio della meccanica come Diabolik, capace di istallare sulla sua macchina ogni sorta di marchingegno, ha modificato motore, sospensioni e quant’altro così da poter battere anche le vetture più moderne. Come poi abbia potuto inserire le sue elaborazioni in una carrozzeria sempre uguale a se stessa è un altro discorso.

Le maschere. Di plastica sottilissima, vengono indossate come un cappuccio e riproducono impeccabilmente le sembianze di chiunque, permettendo a Diabolik (o Eva, o chicchessia) di sostituirsi all’originale. In tempi recenti siamo venuti a conoscenza dei problemi tecnici che, all’inizio della sua attività, il Re del Terrore ha incontrato prima di riuscire a realizzare delle maschere “perfette”, e solo nell’estate del 2007, con il doppio episodio L’ISOLA MALEDETTA e FUGA DALL’ISOLA, abbiamo appreso che la plastica deve contenere un componente insostituibile che Diabolik per anni ha fatto arrivare dalla lontana isola di Bo Tang. Va detto che recentemente è riuscito a sintetizzare quella sostanza, liberandosi da un vincolo scomodo. In ogni caso, poco si sa del “come” queste maschere vengano plasmate, se non che, se necessario, l’apparecchiatura per tale realizzazione può essere anche “portatile”. Periodicamente qualcuno cerca di far rivelare a Diabolik il segreto delle sue maschere, a volte arrivando anche a minacciare Eva per costringere il Nostro a parlare… inutile dire che, per il momento, hanno fatto tutti una brutta fine.

Il pugnale. È una caratteristica di Diabolik, che non fa mai uso di armi da fuoco. Con lame diverse a seconda delle situazioni e impugnature capaci di ospitare una torcia elettrica, bombolette di gas narcotico, azoto liquido o piccole cariche esplosive, i pugnali di Diabolik sono sempre e comunque perfettamente bilanciati per un lancio impeccabile.

Le mani. Micidiali quanto il pugnale, le mani di Diabolik sono in grado di uccidere senza nemmeno dare all’avversario il tempo di emettere un grido. Dall’episodio GLI ANNI PERDUTI NEL SANGUE (Il Grande Diabolik 1-2006) sappiamo che il Re del Terrore ha vissuto per un certo periodo in Oriente, dove ha appreso i segreti delle più temibili arti marziali.

I rifugi. Diabolik non ha una residenza fissa ma una serie di “rifugi” sparsi per il mondo e costruiti, acquistati o affittati per l’occasione, ma sempre e comunque dotati di insormontabili sistemi d’allarme, varie vie di fuga e, cosa fondamentale, attrezzatissimi laboratori. Nei primi episodi Diabolik ha spesso avuto “rifugi” che sarebbe limitativo definire spartani. Grotte o sotterranei arredati approssimativamente con materiale da campeggio (brandine, sedie e tavolini pieghevoli) in cui (a parte sofisticati strumenti indispensabili alla sua attività criminale) la tecnologia presente si limitava a una radio o a un televisore portatile. Se questo atteggiamento minimalista poteva essere coerente a una vita solitaria, non poteva che risultare difficilmente accettabile per una signora come lady Kant che infatti in diverse occasioni ebbe a lamentarsene. Non sappiamo se siano state quelle lamentele a modificare i gusti di Diabolik oppure quelle dei lettori che scrivevano alle sorelle Giussani chiedendo perché mai Diabolik “con tutti i soldi che aveva rubato” continuasse a vivere in tuguri da miserabile… fatto sta che, oggi, certi rifugi del Re del Terrore sembrano ville hollywoodiane.

I gas. Asfissianti o narcotici, celati nei posti più incredibili, i gas permettono a Diabolik di stordire un “bersaglio” da rapire o mettere fuori combattimento più avversari contemporaneamente, evitando spargimenti di sangue. I nostri protagonisti, grazie a efficienti “filtri nasali”, non ne subiscono l’effetto. I gas possono essere contenuti in flaconi e bombolette oppure, più spesso, in fragili sferette che, rompendosi, saturano velocemente un intero ambiente.

Il pentothal e la scopolamina. Il primo viene usato come “siero della verità” e permette a Diabolik di estorcere informazioni utili per mettere a segno colpi favolosi. La seconda si rende necessaria quando il nostro protagonista vuole “condizionare” qualcuno perché compia una certa azione contro la sua volontà… un po’ come se la vittima agisse in stato di ipnosi.
Un “trattamento anti-penthotal” è stato col tempo messo a punto dai medici di Clerville e, ormai, capita spesso che i cittadini più facoltosi vi si sottopongano per non rivelare informazioni vitali per la sicurezza dei loro averi.

Il radio orologio. Apparentemente è un comune orologio che nasconde una potentissima ricetrasmittente. Serve a Diabolik e Eva per parlare tra loro. Anche in epoca di telefonini cellulari la diabolika coppia ha preferito mantenere il vecchio sistema di comunicazione, giudicato più sicuro in quanto non intercettabile.

I marchingegni. Praticamente ogni episodio di Diabolik contiene una o più “fughe”… dalla polizia, dalla prigione, da criminali beffati. E almeno un “colpo” spettacolare. Elemento fondamentale di ogni fuga o colpo è l’impiego di geniali marchingegni meccanici o elettronici, trasportati sulla Jaguar o costruiti in loco, talvolta inverosimili ma sempre “credibili”. In condizioni d’emergenza, Diabolik riesce comunque a improvvisare uno dei suoi “trucchi” anche servendosi di materiale reperito all’ultimo momento.

Il lancia aghi. Ha l’aspetto di una microcerbottana con un pulsante, premendo il quale parte un ago intriso di narcotico, ma a volte anche di veleno mortale, che neutralizza l’avversario. Normalmente, però, la vittima deve essere colpita in parti scoperte, quali il viso, il collo o le mani. È l’arma preferita di Eva Kant.

Il laser. Diabolik ha realizzato un laser molto potente ma di dimensioni estremamente ridotte, di cui si serve spesso per fondere rapidamente i metalli più resistenti, tipo, per intenderci, quelli degli sportelli delle casseforti che vuole svuotare. Come si sia appropriato di questa tecnologia è raccontato in GINKO – PRIMA DI DIABOLIK (Il Grande Diabolik 1–2004).

Gli acidi. Di diversi tipi ma tutti ad azione rapida e potentissima, sono in grado di sgretolare metalli o cemento armato. Il nostro ne fa spesso uso per aprire casseforti o crearsi varchi in pareti o pavimenti.